San Michele: l’ultima “apparizione”

San Michele: l’ultima “apparizione”

San_Michele_Arcangelo_particolareTra devozione ed arte, si arricchisce di nuovi suggestivi richiami la “presenza” a Foggia dell’Arcangelo Michele.
Il culto, certo, viene dal Gargano. Ma già la realizzazione dell’Opera San Michele, con la feconda missione dei Padri Giuseppini del Murialdo, ha contribuito, nell’arco di ottant’anni, a diffondere e radicare nel Capoluogo un sentimento di devozione e di fede tutto particolare. Un culto che si rispecchia nella toponomastica cittadina con una via dedicata proprio all’“Arcangelo Michele”; che si perpetua financo attraverso il nome appunto, Michele che in tante famiglie si continua ad imporre a tanti bambini al fonte battesimale; e si manifesta in maniera ancor più visibile nelle statuette votive dell’Arcangelo collocate in alto, con fiori e luci, nelle nicchie sulle facciate di diverse case della vecchia Foggia. La stessa immagine dipinta mirabilmente da Mario Prayer nel 1940 campeggia con luminosa maestosità sull’altare della chiesa dell’Opera murialdina (un San Michele gigantesco che, con la spada in pugno e il Crocifisso levato, tiene il Maligno soggiogato sotto un piede), mentre un’altra statua, lignea, sempre appartenente ai Murialdini dell’Opera, presenta fattezze più semplici e ingenue, con un San Michele raffigurato quasi come un fanciullo guerriero, armato di un’esile ma lunghissima spada e col piede immancabilmente calcato sul Demonio vinto e boccheggiante.

La statua dell’Arcangelo probabilmente più cara e aperta alla devozione popolare si trova invece all’ombra di Palazzo di città: nella cornice dello storico “Arco di san Michele”, felicemente recuperato dopo aver superato anch’esso, miracolosamente, le devastanti prove dei bombardamenti.

Poteva già bastare, questa suggestiva serie di immagini, per un riscontro anche artisticamente visivo sul grado di devozione che il popolo foggiano riserva al “suo” San Michele. Invece no. Ecco ora infatti col senso di una quasi prodigiosa riscoperta una nuova artistica effigie micaelica. L’occasione viene dalla riapertura al culto della caratteristica “Chiesa dei Morti” (o “del Purgatorio”) più propriamente dedicata alla “Grande Vergine, madre della Misericordia”.

Lì, tra sfondi bruni e sprazzi di fregi dorati, ecco ricomparire anche una levigata e corposa statua dell’Arcangelo. In marmo bianco, si presenta di pregevole fattura, con un rilievo evidenziato anche dalla collocazione, in un posto decisamente d’onore: una nicchia accanto all’altare maggiore. Anche se resta sinora da spiegare il motivo di questa privilegiata posizione (dalla nicchia sull’altro lato dell’altare sormontato dalla tela di un “Ecce homo” attribuita, nientemeno, a Guido Reni si affaccia una statua dell’Angelo custode, di analogo stile), di queste sculture è possibile conoscere sia l’epoca (intorno al 1680), sia gli autori: rispettivamente gli scultori Lorenzo Vaccaro e Pietro Ghetti.

La formazione poi, nella zona della chiesa, di una rete di Ipogei forse ancora non del tutto esplorati (e che dalla riapertura del tempio possono trarre supplementari motivi di interesse e valorizzazione), richiama, con singolari accostamenti, gli scenari della Grotta dell’apparizione dell’Arcangelo sul Gargano. Sì che non sarebbe del tutto infondato sperare o almeno auspicare che da un evento eminentemente religioso come quello, appunto, del recupero di un antico tempio ricco d’arte e di storia possano nascere e corroborarsi occasioni di ripresa anche in campo economico e culturale, sulla base di questi nuovi insperati motivi di attrattiva e richiamo per l’intero centro storico di Foggia. Sarebbe, in senso moderno, un altro “miracolo”, nel quale ancora una volta il nostro san Michele rivelerebbe il segno della sua particolare predilezione per questa città, con una presenza non circoscritta soltanto alle immagini di sculture e dipinti: con la forza irruente della sua spada, con l’ala rassicurante della sua protezione.

di Marco Laratro, Il Murialdino, settembre 2014, p.3

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