UN TESORO IN VASI DI CRETA: PROFESSIONE PERPETUA DI ALESSANDRO PALLADINO

UN TESORO IN VASI DI CRETA: PROFESSIONE PERPETUA DI ALESSANDRO PALLADINO

dino 10Sabato 27 settembre 2014, nella chiesa di San Michele Arcangelo in Foggia, si è svolta la celebrazione eucaristica per la professione perpetua di Alessandro Palladino ed il rinnovo dei voti di Marco D’amaro, Giuseppe Meluso e Petru Turcanu.

Ha presieduto la celebrazione il padre provinciale dei Giuseppini del Murialdo, don Lorenzo Sibona, ma erano presenti anche tanti altri confratelli in comunione di fede e di gioia. Molto positiva è stata la partecipazione all’evento di tanti  giovani, degli amici, dei parrocchiani e dei familiari di Alessandro, così che il suo dono di sé a tutti ha incontrato il sostegno della preghiera di tutti.

Alessandro ha pronunciato il sì più bello della sua vita, perché è quello più impegnativo, quello che risponde per sempre al dono meraviglioso che il Signore ha pensato dall’eternità per lui, di consacrare il suo cuore, la sua esistenza ed ogni suo respiro al servizio della Chiesa e della Congregazione di San Giuseppe, a favore dei giovani, soprattutto i più poveri, che incontrerà come tante tappe disseminate lungo il cammino della sua santità.

L’emozione esperita è stata, a tutti gli effetti, quella di un matrimonio: Alessandro ha consacrato totalmente la sua vita a Dio, consegnandoGli la sua volontà, attraverso il voto di obbedienza; rinunciando ad ogni suo bene materiale per Lui, attraverso il voto di povertà; e promettendo di amarLo sopra ogni cosa in modo da irradiare nel mondo il Suo amore per ogni uomo, attraverso il voto di castitàvivendo ed operando in comunità, per dare risalto alla possibilità che gli uomini si trattino da fratelli ed alla dipendenza della vicinanza al prossimo dalla vicinanza a Dio.

L’invito, così come il ricordino dell’evento, racchiude nel versetto 2 Cor 4,7, “un tesoro in vasi di creta”, il principio d’azione di Alessandro: l’umiltà e la carità, richiamate dalla seconda lettura, tratta da Fil 2,1-11 e dal vangelo di Matteo 21, 28-32 della celebrazione eucaristica. San Paolo, infatti, ricorda ai Filippesi che sublime modello di umiltà e di carità è Cristo Gesù, che pur essendo Dio si è fatto uomo, offrendo così la sua natura divina per la salvezza dell’umanità.

Il padre provinciale, a proposito della parabola dei due figli di Matteo, ha saggiamente osservato che non esiste un terzo figlio, cioè quello perfetto in cui vi è coerenza fra il dire ed il fare. Vi è il figlio che di fronte all’invito del padre ad andare a lavorare nella vigna, che è anche sua in quanto erede, risponde sì ma non lo fa e poi vi è il figlio che risponde no, quasi a riconoscere la sua pochezza, ma poi accoglie l’invito perché è forte della consapevolezza che in Dio può tutto, e offre la carità della sua azione, proprio come Alessandro, un vaso di creta reso splendido dal Tesoro che ha accolto.

Commuovente, dopo la consegna del crocifisso, l’abbraccio del neo-professo col padre provinciale e con tutti i confratelli presenti: in particolare con padre Marco Rota, a cui la mamma di Alessandro attribuisce la “colpa” della sua vocazione e con padre Cesare Cotemme, guida nel suo percorso di formazione vocazionale, intrapreso nel 2008, durante il quale non ha mai smesso di ricordargli la necessità della preghiera, dal momento che, parafrasando il Murialdo, “si vive come si prega”, come lo stesso Alessandro ha ricordato, trasmettendo tutta la sua gioia, durante la veglia di preghiera in preparazione alla professione perpetua, tenutasi la sera precedente.

Un caloroso augurio ai fratelli Alessandro, Marco, Giuseppe e Petru, affinché siano fedeli al loro sì, per essere Giuseppini autentici, uomini di Dio a servizio del prossimo, seguendo quel meraviglioso progetto che San Leonardo Murialdo ci ha mostrato e lasciato in eredità.

 

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